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Notizia n° | 8972 |
Città ~ Cassano allo Jonio      data ~ 30/11/2010      Sez. ~ Cronaca
Perri, vittima innocente di mafia - L’omicidio del dodicenne al ristorante ricostruito dalla Corte d’assise
Missing. Fu ucciso a 12 anni, ma il vero obiettivo era il padre Gildo. Condannati Pranno e Anselmo

ALVAGLIO della Corte di Assise di Cosenza, relativamente all’inchiesta “Missing”, c’è stato anche l’omicidio del piccolo Pasqualino Perri.

Fu ucciso per sbaglio.

Il vero obiettivo dei killer pare fosse il padre Gildo.

L’assassinio si consumò il 27 ottobre del 1978 ad un ristorante di Rende.

Gli assassini spararono dall’esterno.

E i colpi, impazziti, centrarono a morte il solo Perri jr.

Lo scorso 27 maggio per tale omicidio è stato condannato (a 25 anni di reclusione) Giancarlo Anselmo.

L’altro presunto esecutore materiale, Mario Pranno, col rito abbreviato era stato condannato all’ergastolo.

In Appello la condanna è poi scesa a 30 anni di reclusione.

Così la Corte di Assise di Cosenza, che sabato scorso ha depositato le sue motivazioni, ha ricostruito la vicenda: «Il 27 ottobre 1978 il Posto fisso di Polizia presso l'Ospedale civile di Cosenza segnalava alla locale Questura che, alle ore 23,40 di quella sera, venivano accompagnate al Pronto Soccorso di quel nosocomio, sei persone, con ferite di arma da fuoco.

Il più grave, da subito in prognosi riservata, era un bambino di dodici anni, Perri Pasqualino di Gildo, che presentava “ferite multiple da arma da fuoco, con ritenzione di pallini alla guancia sx, al cuoio capelluto, alla superficie anteriore del torace… stato di choc etc. etc”.

Feriti, ma con prognosi dai dieci ai trenta giorni: il padre, Gildo Perri, imprenditore del luogo, per ferite multiple, con ritenzione di pallini all'avambraccio ed alla mano dx; Rossi Domenico, commerciante nativo del salernitano e residente a Sibari-Cassano allo Jonio, per ferite superficiali al secondo dito della mano sx; Cavallo Antonio, ruspista, di Cosenza, per ferite multiple, con ritenzione di pallini al cuoio capelluto, alla tempia sx, al 5° dito della mano dx.; Cirillo Giuseppe, campano e industriale ormai residente a Sibari-Cassano allo Ionio, per ferite multiple e ritenzione di pallini, alla guancia sx, alla regione scapolare dx e sx ,alla regione lombare, etc. etc.; nonché Donato Antonio, camionista di Cosenza, sempre per ferite multiple con ritenzione di pallini al cuoio capelluto, alla regione frontale, al volto alla spalla, al piede etc. etc.».

La Corte ricorda poi che «sin dalla immediatezza e sulla base delle loro stesse dichiarazioni emergeva che i sei feriti, insieme a tale Figliuzzi Francesco stavano cenando, seduti ad un tavolo del ristorante “l'Elefante rosso”, sito in contrada Commenda di Rende, allorché, intorno alle ore 23,30, dall'esterno del locale e attraverso la vetrata del ristorante, erano stati esplosi numerosi colpi di arma da fuoco.

E, mentre tutti gli occupanti erano riusciti a trovare riparo sotto il tavolo abbassandosi, il bambino, seduto di fronte al padre ed alla vetrata, era stato attinto al volto ed in pieno petto».

Lo sfortunato Pasqualino, vittima innocente di quella crudele guerra di mafia, morì due giorni dopo: «Il 29 ottobre 1978 alle ore 7,00 del mattino, Pasqualino Perri ricorda la stessa Corte moriva per collasso cardiocircolatorio, presso una clinica di Napoli ,ove era stato trasferito d'urgenza, nel pomeriggio del giorno precedente.

La consulenza autoptica, redatta dal professor Luigi Palmieri, libero docente in medicina legale della Università di Napoli, accertava che: “causa del decesso fu uno shock emorragico insorto a seguito di lacerazioni vascolari prodotte da plurimi pallini di piombo.

Fu attinto da un colpo di fucile da caccia esploso entro i tre metri da persona sita sulla sua sinistra... fu in grado di attuare un atteggiamento difensivo che giustifica la topografia delle lesioni al capo, al braccio ed al tronco…”».

La Corte aggiunge che «fu chiaro, sin dalla immediatezza, che obiettivo dello sparatore non poteva essere il bambino, per le modalità ed efferatezza dell'azione.

La deduzione divenne certezza quando, un anno dopo venne assassinato il padre di Pasqualino, Gildo Perri».

Per quanto riguarda gli esecutori materiali, nelle motivazioni della Corte si legge che: «Solo negli anni 1996-1997 con l'avvento dei collaboratori di giustizia nel processo Garden, si ritorna ad indagare sull'omicidio ed a ricostruire la storia criminale di Cosenza dagli anni '70 agli anni '90.

Diranno i collaboratori, concordemente e reiteratamente, che l'obiettivo, quella sera, non era il bambino, bensì il padre, l'imprenditore Gildo Perri, considerato, dalla cosca dominante, vicino alle posizioni del gruppo Pino-Sena ed alla figura di Cirillo Giuseppe, capo società del locale di Sibari».

Ma «di primaria rilevanza nella ricostruzione dell'omicidio e nella indicazione degli autori sono, invece, le dichiarazioni di Vitelli Francesco Saverio, sentito all'udienza del 20.7.2009.

L'omicidio di Perri Pasqualino - ricorda la Corte rifacendosi alle dichiarazioni di Vitelli - fu determinato da una autonoma iniziativa di Mario Pranno.

Racconta (Vitelli, ndr) della cena all'Elefante Rosso con Anselmo e dello sgarbo ricevuto dai commensali del tavolo di Gildo Perri che si trovava con Cavallo Antonio, Cirillo Giuseppe ed altri.

Non gli offrirono da bere e Pranno si offese».

E’ così quella sera, «quella sera Mario Pranno si recò presso la sua abitazione in via Gergeri a Cosenza per chiedergli due fucili calibro 12, non gli disse a cosa gli servissero e rifiutò l'aiuto di Vitelli, ribadendo che si trattava di una faccenda personale.

Solo la mattina dopo, dalle notizie giornalistiche, comprese che quelle armi erano evidentemente servite per commettere il delitto all'Elefante Rosso».

Vitelli riferì che Mario Pranno “scoppiò a piangere” per il rimorso: gli disse che non sapeva che al tavolo c'era il bambino e che a sparare furono lui e Anselmo Giancarlo alias Saturno.

Così è morto, a dodici anni, Pasqualino Perri.

autore ~ Roberto Grandinetti
fonte ~ Il Quotidiano della Calabria
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