| «Ma in questa terra oscura, senza peccato e senza redenzione, dove il male non è morale, ma è un dolore terrestre, che sta per sempre nelle cose, Cristo non è disceso. Cristo si è fermato a Eboli».
La seconda guerra mondiale era finita da poco, quando nelle librerie apparve l’opera scritta da Carlo Levi durante gli anni del confino fascista.
Nell’incipit, volutamente provocatorio, la prospettazione di quella questione meridionale che ancor oggi, a più di sessant’anni di distanza, è tristemente presente ed attuale, tanto che i vescovi italiani le hanno dedicato un’articolata analisi, indicando delle possibili soluzioni, con il documento “Per un paese solidale.
Chiesa italiana e Mezzogiorno”.
Il Meridione, afferma la Cei, deve essere riconsiderato in un’ottica di solidarietà capace di spezzare il legame tra mafia e politica e risolvere i problemi di povertà e disoccupazione che l’affliggono.
«Non è possibile mobilitare il Mezzogiorno – si legge nel documento – senza che esso si liberi da quelle catene mafiose che non gli permettono di sprigionare le proprie energie», combattendo, al contempo, «la diffusione d’una cultura» fatta di «falsa onorabilità, omertà diffusa e carenza di senso civico», che consente al cancro mafioso di rigenerarsi, «portando ad una limitazione, se non addirittura all’esautoramento, dell’autorità dello Stato, favorendo l’incremento della corruzione, della collusione e della concussione, alterando il mercato del lavoro, manipolando gli appalti, interferendo nelle scelte urbanistiche e nel sistema delle autorizzazioni e concessioni».
Da qui la necessità di un cambiamento, mediante «un’azione pastorale che miri a cancellare la divaricazione tra pratica religiosa e vita civile e spinga ad una conoscenza più approfondita dell’insegnamento sociale della Chiesa», e la formazione d’una classe dirigente dalla salda coscienza ideale, da radicare in un preliminare, indispensabile «intervento educativo per l’affermazione della cultura del bene, della cittadinanza, del diritto, della buona amministrazione e della sana impresa nel rifiuto dell’illegalità».
Don Pino Puglisi, il giudice Rosario Livatino e don Giuseppe Diana vengono indicati quali punti di riferimento di un mondo nuovo.
Il loro sacrificio rimanda con la memoria ai giorni dolorosi delle stragi palermitane.
A ridosso dei funerali del giudice Giovanni Falcone, nel corso d’una veglia di preghiera, lo scrittore Paul Ginsborg lesse una meditazione di cui vale la pena ricordare alcuni brani: «Ci impegniamo a educare i nostri figli nel rispetto degli altri, al senso del dovere e al senso di giustizia.
Ci impegniamo a non adeguarci al malcostume corrente, a rinunziare ai privilegi che possano derivare da conoscenze e aiuti qualificati.
Ci impegniamo a non vendere il nostro voto elettorale per nessun compenso.
Ci impegniamo a resistere, nel diritto, alle sopraffazioni mafiose».
Per alcuni, furono, e purtroppo sono, solo parole.
Per altri, invece, esse sono l’espressione laica di quel verbo che, scriveva Albert Camus, «è fra i maggiori antidoti per capire e reagire»: la Parola di Dio.
+ Monsignor Vincenzo Bertolone - Vescovo della Diocesi di Cassano Ionio
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