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Notizia n° | 6066 |
Città ~ Sibari      data ~ 08/01/2008      Sez. ~ Cronaca
Clinica “Madonna delle Grazie”, decine di ex dipendenti pronti a dar battaglia in Tribunale contro i licenziamenti illegittimi.
Arrivano i primi ricorsi contro la proprietà della Clinica. Tra i responsabili dei licenziamenti illegittimi, secondo i lavoratori, anche Cigl, Cisl e Uil.

Clinica Madonna delle Grazie nell’indifferenza delle Istituzioni è oramai chiusa. - SIBARI DI CASSANO ALLO IONIOLa Clinica privata “Madonna delle Grazie” di Sibari da qualche mese ha chiuso definitivamente i battenti, ma la vicenda è tutt’altro che definita.

Decine di ex dipendenti della struttura hanno deciso, infatti, di trascinare la vertenza in Tribunale, impugnando negli scorsi giorni in Tribunale i licenziamenti.

Come si ricorderà lo scorso 29 ottobre le rappresentanze sindacali di Cigl, Cisl e Uil e la proprietà della clinica sibarita stipulavano un accordo con il quale si dava via libera ad una sorta di “licenziamenti mascherati” dei lavoratori.

Un accordo scellerato, denunciano gli stessi, sottoscritto solo da una parte dei lavoratori, ovvero da coloro che spinti dalle necessità economiche, poiché gli stessi non vengono pagati addirittura da Marzo, hanno accettato di essere licenziati per poi usufruire dell’indennità di disoccupazione e percepire così qualcosa.

Gli altri, invece, non accettano questo triste epilogo e puntano il dito anche contro I sindacati: “rei di aver accettato un accordo illegittimo”.

Del resto basta scorrere i punti dell’accordo per comprendere le ragioni di tale disappunto.

Punto quattro la clausola recita: “La società si impegna a liquidare – udite, udite, roba da far rabbrividire chiunque abbia qualche conoscenza in materia di diritto del lavoro – in caso di riapertura della struttura, il T.f.r. maturato nei tempi e nei modi stabiliti da un successivo accordo.

In parole povero i dipendenti sono licenziati, o meglio il loro rapporto con la Clinalco S.r.l. è risolto, però non ricevono il T.f.r., anzi questo rimane congelato fino a quando, o meglio nell’ipotesi che la Clinica venga riaperta.

Senza scomodare gli esperti di diritto del lavoro i dipendenti bollano la clausola come: “Chiaramente illegale e come l’ennesima presa in giro.

Ma ciò che più stupisce – continuano - è che l’accordo reca la firma dei nostri rappresentanti sindacali”.

Nel documento, poi, per tutti gli altri punti oggetto dell’accordo si parla sempre in via ipotetica: “se riaprirà”; nell’ “eventualità”.

Ad oggi una sola certezza ci dicono “la Clinalco si è sbarazzata di una parte dei dipendenti, gli altri sono pronti a dare battaglia, anche informando della vicenda la Procura della Repubblica”.

Detto fatto, gli ex lavoratori ribelli hanno messo tutto nero su bianco in un ricorso in Tribunale contro i licenziamenti illegittimi , affidando la tutela dei loro interessi, stavolta, alle Rappresentanze sindacali di base guidate nel cosentino da Salvatore De Luca.

La lunga agonia della struttura inizia il 31 Luglio scorso, allorquando i Carabinieri della Tenenza di Cassano allo Ionio, unitamente ai loro colleghi delle stazioni di Villapiana e di Trebisacce, apposero i sigilli alla clinica per gravi carenze igienico - lo stesso Presidente della Clinalco S.r.l. iscritto nel registro degli indagati per mancato rispetto delle norme di legge in materia di sicurezza.

Da allora sono trascorsi mesi e tanti proclami ed illusioni.

In realtà la struttura è ancora sotto sequestro ed ora definitivamente morta.

Morale della favola è che a pagare per tutto ciò sono stati i circa 71 dipendenti che operavano nella Clinica, rimasti senza lavoro.

Cosicché responsabilità e correttezza nei confronti del personale impone di fare chiarezza su un epilogo che tutti pronosticavano e che nessuno ha impedito.

Difatti l’intera vicenda Clinica di Sibari così come si è venuta a delineare si è trasformata in un’enorme presa in giro degli stessi dipendenti e della collettività cassanese.

In tutto ciò L’Azienda Sanitaria e l’assessorato alla Sanità regionale, sia pur non esenti da colpe, c’entrano ben poco, l’ostacolo maggiore che si frappone alla riapertura della Clinica ed alla sua stessa sopravvivenza, e questo le Istituzioni ed i Sindacati dovrebbero dirlo senza ipocrisie, è l’assoluta mancanza di volontà di investire da parte della proprietà, soprattutto in termini di personale adeguato.

La Clinica, infatti, dispone di personale privo della dovuta specializzazione e nella maggior parte dei casi privo di contratti di dipendenza .

In tal condizioni non basta qualche vuoto proclamo e sostegno a parole di questo e quell’altro esponente politico cittadino, occorrono azioni serie e soprattutto un sostegno adeguato per i 70 ex dipendenti oramai da mesi senza lavoro e con qualche spicciolo in tasca.

Intanto però della Clinica Madonna delle Grazie nelle prossime settimane se ne continuerà a parlare nelle aule di Tribunale.

autore ~ Pasquale Golia
fonte ~ La Provincia Cosentina
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