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Notizia n° | 5511 |
Città ~ Cassano allo Jonio      data ~ 11/07/2007      Sez. ~ Cronaca
Op. Omnia: decimata la cosca Forastefano che dopo aver fatto fuori gli zingari controllava la sibaritide: 53 arresti.
Indagato il consigliere regionale La Rupa. Tanti gli affari, dall’usura agli appalti, 50 mln di beni confiscati.

Controllava il territorio dell' alto Ionio cosentino gestendo i rapporti economici e sociali.

Un dominio pressoche' totale quello esercitato dalla cosca Forastefano, che e' stato stroncato stamani dai carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Cosenza che hanno arrestato 53 persone (sui 60 provvedimenti emessi dal Gip distrettuale) con l'accusa di associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, estorsioni, usura, porto e detenzione illegale di armi ed esplosivi, favoreggiamento dell' immigrazione clandestina.

VIDEO DELL'OPERAZIONE OMNIA
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Un potere, sono le parole del procuratore aggiunto della Dda, Mario Spagnuolo, finalizzato a ''dilatare a dismisura gli illeciti arricchimenti'', tanto che gli investigatori hanno sequestrato agli affiliati beni mobili ed immobili per 50 milioni di euro, ma anche funzionale alla ''penetrazione nelle pubbliche istituzioni, anche attraverso accordi di tipo elettorale''. E su questo versante l'indagine e' ancora aperta.

Il magistrato che ha coordinato l'inchiesta, Vincenzo Luberto, aveva chiesto al Gip l'arresto del capogruppo dell'Udeur alla Regione Calabria, Franco La Rupa, ipotizzando nei suoi confronti il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, per un presunto patto politico-elettorale che sarebbe stato sottoscritto tra la cosca Forastefano e La Rupa in occasione delle elezioni regionali del 2005.

Il Gip ha riconosciuto che l'indagine ''ha dimostrato che la cosca Forastefano ha sostenuto con successo'' la candidatura di La Rupa e che ''il coinvolgimento del consigliere nella vicenda e' emerso'' da alcune intercettazioni telefoniche, ma ha anche sottolineato che ''rimane sullo sfondo il contenuto delle controprestazioni che avrebbe (direttamente o per interposta persona) garantito al clan'', per cui ha rigettato la richiesta.

La Rupa resta comunque indagato e stamani i carabinieri hanno perquisito la sua abitazione, l'ufficio e i locali della sua segreteria. Immediata e' giunta la sospensione dal partito decisa dai coordinatori regionali dei Popolari Udeur, d'intesa con la segreteria nazionale, che hanno espresso ''viva speranza che l'approfondimento investigativo chiarisca tutti gli aspetti della vicenda''.
La Rupa ha poi ricevuto la solidarieta' del gruppo del partito alla Regione, certo ''della correttezza politica ed umana dell'amico Franco''.

La cosca Forastefano, arrivata a dominare il territorio dopo un sanguinoso scontro con gli Abbruzzese, conosciuti come il clan degli zingari, non tralasciava alcuno degli affari illeciti svolgendo un condizionamento pervasivo su tutte le attivita' economiche e una pressante attivita' estorsiva.
Intimidazioni e danneggiamenti nei confronti di imprenditori commerciali, agricoli e del terziario, nonche' di appaltatori di opere pubbliche erano all'ordine del giorno.
Cosi' come gli incendi a negozi, mezzi ed anche stabilimenti balneari di Sibari e Villapiana, colpiti in concomitanza con la stagione turistica per fare piu' danni.
Anche la gestione del traffico di droga, soprattutto cocaina, era appannaggio degli affiliati che si rifornivano dalla criminalita' campana o da un'organizzazione albanese attiva nella sibaritide.
Ingenti anche i proventi di un vasto giro usuraio, cosi' come quelli frutto delle truffe ai danni dell' Inps portate a termine anche grazie ad un' altra attivita' illecite: il favoreggiamento dell' immigrazione clandestina e la successiva gestione degli extracomunitari nel lavoro nero.

Clan Forastefano al potere dopo lo scontro con gli Abruzzese. La cosca Forastefano, colpita duramente stamani dai carabinieri con l' arresto di decine di affiliati, e' riuscita ad arrivare ad imporre la propria egemonia criminale sull' area di Cassano allo Ionio, dopo una vera e propria guerra di mafia con un altro gruppo criminale emergente facente capo agli Abbruzzese, il cosiddetto clan degli zingari di Lauropoli. Entrambi i clan hanno approfittato del progressivo depotenziamento delle cosche tradizionali dovuto ai tanti arresti eseguiti dalle forze dell' ordine. Cio', e' l' analisi fatta dagli investigatori, consente agli zingari di fare un salto di qualita' organizzandosi attorno al nucleo familiare degli Abbruzzese e finendo per costituire il locale di Cassano. ''L'ascesa degli Abbruzzese - scrivono gli investigatori - e' determinata da una politica stragista che prevede l' eliminazione fisica di coloro che erano rimasti fedeli alle cosche tradizionali''. Dal 1999 in poi gli omicidi si susseguono. A segnare un duro colpo per la cosca degli zingari e' l' operazione ''Lauro'' e gia' alla fine del 2003 si registra il sopravvento della cosca Forastefano, considerata dagli investigatori un'organizzazione ''con accentuati connotati familistici, sebbene registri un considerevole numero di associati''.

Tutti gli affari della cosca. Una cosca ''completa''. capace di diversificare le proprie attivita' illecite per reinvestire e riciclare il denaro in alberghi di lusso, attivita' commerciali e societa' varie. E' il quadro del clan Forastefano di Cassano Ionio che emerge dall' inchiesta coordinata dalla Dda di Catanzaro che stamani ha portato a decine di arresti. Gli affiliati, secondo l' accusa, erano impegnati nel condizionamento mafioso degli appalti pubblici, dei trasporti, del commercio e dell' agricoltura, ma non avevano tralasciato neanche le truffe all' Inps con l' indebita riscossione di indennita' per falsi braccianti agricoli per circa sei milioni di euro. Denaro che andava a finanziare l' attivita' usuraia dalla quale gli affiliati, grazie a interessi del 100% annuo, ottenevano un altro consistente flusso di denaro. La cosca gestiva anche, in regime di monopolio, il mercato ittico nel territorio di Cassano Ionio dopo avere liberato il campo dalla concorrenza con le minacce. C' era poi il narcotraffico, con un vasto giro di cocaina acquistato dalla criminalita' campana o da un' organizzazione albanese che finiva poi sulle piazze del cosentino, ed anche il favoreggiamento dell' immigrazione clandestina e la successiva gestione degli extracomunitari nel lavoro nero. Il modo migliore per la cosca per avere manodopera a basso costo proveniente principalmente da Romania e Bulgaria e da impiegare nelle proprie aziende agricole.

Dagli hotel di lusso ai centri commerciali: i beni sequestrati. Un albergo di lusso, un centro commerciale di 15 mila metri quadrati e poi negozi, imprese, attivita' commerciali, locali, appartamenti, edifici e automobili. Gli introiti milionari ottenuti dal clan Forastefano grazie alle attivita' illecite venivano riciclati e reinvestiti. Di questo sono sicuri i carabinieri del Ros di Catanzaro che hanno sottoposto a sequestro preventivo beni mobili ed immobili per 50 milioni di euro riconducibili direttamente agli affiliati o a loro prestanome. L'indagine che stamani ha portato all'arresto di decine di persone nell'alto Ionio Cosentino ha ricostruito i canali di riciclaggio e di reinvestimento dei proventi in imprese edili, aziende agricole, esercizi commerciali, immobili, conti correnti, titoli mobiliari ed automobili. Tra i beni posti sequestro anche un lussuoso albergo situato in localita' Sibari di Cassano che solo da poco aveva aperto i battenti. Complessivamente i carabinieri hanno messo i sigilli ad aziende agricole e terreni, societa' del settore edilizio e dei trasporti, alberghi, esercizi pubblici, negozi per complessivi 187 immobili e 76 imprese commerciali, numerose automobili, 36 contratti assicurativi e 12 rapporti bancari.

autore ~ nuova cosenza
fonte ~ nuova cosenza
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