| "Un altro mondo è possibile". Cinque parole. Un significato inestimabile. Un mondo dove nessuno degli uomini deve essere considerato illegale. Un mondo dove il diritto di vivere e di viaggiare non siano cancellati. Un mondo dove le persone non vengano incarcerate perché si muovono da un paese all'altro alla ricerca di più favorevoli condizioni di vita. Un mondo multietnico e multiculturale dove ognuno, libero da qualsivoglia condizionamento dovuto alla razza, alla religione, alla sua cultura e alle sue tradizioni, potrebbe liberamente fare le sue scelte. Un mondo dove i principi di Pace, di Solidarietà e di Uguaglianza siano i principi basilari del vivere civile di tutti i Paesi. Un mondo utopico? No. Un mondo da creare per cui vale battersi, questo almeno per gli aderenti al comitato degli studenti dei Licei cassanesi e al "Collettivo 26 luglio", che dal 20 al 27 dicembre hanno organizzato, presso il teatro comunale cassanese, l'iniziativa "Migranti popoli e culture dal mondo". Un settimana intensa, portata avanti con la fattiva collaborazione dei volontari de "La Kasbah" di Cosenza. Una settimana ricca di dibattiti, di concerti e di mostre fotografiche con l'unico fine, tengono a sottolineare gli organizzatori, "di iniziare anche a Cassano, piccolo centro della Calabria, una seria discussione sulla realtà dei migranti in Italia".
Più volte, durante la sette giorni, è stato sottolineato, infatti, che "le esistenze e la libertà dei migranti in Italia e in Europa sono oggi palesemente calpestate dai governi con leggi razziste. La precarizzazione dei rapporti di lavoro, unitamente al proibizionismo in materia di ingressi dei migranti, produce sfruttamento e insicurezza per milioni di persone". Sul banco degli imputati, nei numerosi dibattiti, sono finiti anche, oltre alla legge "Bossi Fini" definita nel miglior dei modi "razzista e xenofoba", anche i Centri di Permanenza Temporanea, i cosiddetti Cpt. Strutture che per gli organizzatori dell'iniziativa, ma non solo per loro, "sono inaccettabili perché sono strutture che rispondono con la carcerazione e l'internamento alla domanda di dignità e libertà che le donne e gli uomini in fuga vogliono esprimere". Una settimana dove non è mancata la fattiva, allegra e istruttiva partecipazione dei "fratelli" extra comunitari, i quali, tra le altre cose, hanno deliziato i partecipanti con i piatti tipici dei loro paesi d'origine, contribuendo, così, anche all'integrazione culinaria, come è avvenuto la sera del 27 dicembre, quando si è dato vita, per la prima volta nella storia, all'incontro tra " i vissiniedd", prodotto tipico della cucina cassanese, e il "kebab", prodotto tipico kurdo. "Ogni essere umano ha il diritto alla libertà di movimento e di dimora all'interno della comunità politica di cui è cittadino; e ha pure il diritto, quando legittimi interessi lo consiglino, di immigrare in altre comunità politiche e di stabilirsi in esse. Per il fatto che si è cittadini di una determinata comunità politica, nulla perde di contenuto la propria appartenenza, in qualità di membri, alla stessa famiglia umana; e quindi l'appartenenza, in qualità di cittadini, alla comunità mondiale". Le parole di Papa Giovanni XXIII sul diritto di emigrazione e immigrazione contenute nell'enciclica Pacem in Terris rimangono un insegnamento e un punto di riferimento del tutto attuali. |